
La percezione contemporanea della silhouette suggerisce a Nicolas Ghesquière un approccio estermamente flou e sensuale al corpo. Esaltato da casacche molli, lievemente aperte su fasce di pizzo soutien gorge e assortite a gonne annodate da esotici panneggi che in parte citano l’iconografia pagana. I pantaloni cadono molli lungo le gambe o sono trattenuti da drappeggi e giochi di pieghe a sipario su tessuti luminosi come il satin che è il fil rouge della collezione. Le mannequins calzano ankle boots adorni di nastri bicolori o fiocchi, e incedono aggraziate con chiome lisce e fluenti, perché ciò che conta è la naturalezza. Suggestive le stampe del finale, che analizzano la struttura della materia, soprattutto delle pietre dure e dei marmi policromi ma anche dei minerali e sembrano trarre spunto anche dalla pittura astratta e dall’espressionismo di Pollock e dei suoi epigoni.
Vibranti e carnali le robemanteaux in velluto con le gonne midi a portafoglio dagli orli sagomati come gli smoking vagamente androgini.

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